A distanza di quasi 50 anni, il caso Zanfretta continua ad affascinare
Nel 1978, in Italia si verificò una serie di presunti rapimenti, con decine di testimoni che riferirono di aver assistito a misteriosi avvistamenti.
Lo studio dei rapimenti (in inglese “abduction”o incontri ravvicinati del quarto tipo) è sempre stato una zona grigia nell’ambito della ricerca sugli UFO. Molti ricercatori hanno lavorato e continuano a lavorare su questo argomento, ma pochi prendono in considerazione la convergenza dei suoi due aspetti, con le notevoli eccezioni di Jacques Vallée e John Mack.
Quest’ultimo è stato uno dei primi a tentare di studiare il fenomeno degli incontri ravvicinati, nonostante l’opposizione dell’Università di Harvard. Tuttavia, casi straordinari come questi si sono verificati nel corso della storia. Che rientrino nell’ambito di uno studio sulla psiche umana o sul contatto extraterrestre, non possono essere semplicemente ignorati, anche quando la loro natura assurda - studiata anche da Vallée - potrebbe indurre a emarginarli.
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Nel dicembre 1978, Pier Fortunato Zanfretta, un guardiano notturno ventiseienne di Torriglia in provincia di Genova – contrariamente a quanto il nome potrebbe suggerire – avrebbe vissuto una serie di eventi che lasciarono lui, i suoi colleghi e i giornali dell’epoca completamente sconcertati. Questi eventi furono accompagnati da una buona dose di polemiche, di strumentalizzazioni, di distorsioni e di esagerazioni, a seconda degli interessi prevalenti delle varie parti coinvolte. Ciò avvenne sullo sfondo di un’ondata di avvistamenti UFO senza precedenti, con l’interesse per l’argomento che raggiunse nel 1978 il suo apice.
6 dicembre 1978 — Marzano di Torriglia
Zanfretta, un guardiano notturno presso l’Istituto Val Bisagno di Genova, fu trovato privo di sensi nel campo adiacente alla villa “Casa Nostra” a Marzano di Torriglia. In preda al panico, affermò di aver visto “una creatura enorme, alta circa tre metri, con la pelle increspata, come se fosse grasso o tessuto molle, in ogni caso grigia”, che subito dopo volò via “a bordo di un gigantesco oggetto triangolare”. Venne trovato in stato di grave shock, con l’arma in pugno, incapace di riconoscere i colleghi che dovettero disarmarlo con la forza. La sua radio era misteriosamente rimasta in silenzio da prima dell’incidente. L’operatore della sala di controllo Carlo Toccalino testimoniò di aver ricevuto una chiamata in preda al panico: “Mamma mia, che brutto!(...) Non sono uomini, non sono uomini” (Oh mio Dio (…) non sono uomini!) 1, prima che la linea cadesse. Sul prato, i Carabinieri notarono un’impronta a forma di ferro di cavallo larga circa 2 metri e lunga 3, dove l’erba era stata chiaramente appiattita.
Il giorno dopo l’incidente sul prato della villa, il fotografo Paolo Zeggio e lo scrittore Rino di Stefano hanno osservato:
«Abbiamo chiaramente notato un segno semicircolare, molto ben definito, di circa 3 metri di diametro. L’impronta era profonda circa 15 centimetri e formava un disegno molto preciso, schiacciando l’erba ghiacciata fino a una profondità di circa 3 centimetri».
Gli stessi Carabinieri, nel loro rapporto, descrivono questo stesso segno come «il segno lasciato da un elicottero o da qualcosa di grande che era atterrato sul prato».
A questi fatti seguirono tutta una serie di sparizioni; durante una di esse, Zanfretta perse il controllo del veicolo e della radio prima di essere ritrovato dai colleghi. Affermò inoltre che questi esseri lo avevano portato nello spazio.
In seguito, durante varie sedute di ipnosi regressiva (una delle quali fu filmata e trasmessa all’epoca, ed è ancora disponibile), descrisse degli esseri alti tre metri. Avevano “pelle verde rugosa, occhi gialli triangolari”, “nessuna bocca, ma una sorta di griglia” attraverso la quale comunicavano, e “vene rosse sul cranio”. Si diceva che si chiamassero Dargos.
La valutazione del dottor Moretti
A seguito di una sessione di ipnosi condotta su Zanfretta nel gennaio 1979, il dottor Mauro Moretti, il medico che aveva eseguito la procedura e specializzato in medicina psicosomatica, fornì una valutazione registrata. Egli affermò che Zanfretta aveva raggiunto un livello di trance eccezionalmente profondo, come dimostrato dalla completa catalessi motoria, dall’anestesia e dall’assoluta immobilità delle palpebre. Il dottor Moretti osservò inoltre che, durante una sessione precedente, aveva deliberatamente tentato di introdurre contraddizioni nel racconto di Zanfretta, ma non ci era riuscito. La sua conclusione:
«La possibilità che abbia mentito è trascurabile. Trascurabile davvero, direi»
«A mio parere, Zanfretta non ha certamente simulato nulla. Ma la domanda rimane, ovviamente: se non ha simulato nulla, la realtà che ha descritto è oggettiva o soggettiva?»
Dopo aver preso in considerazione tutte le sedute, ha concluso che la probabilità di un’esperienza oggettivamente reale era maggiore di quella di una realtà puramente soggettiva. Tuttavia, ha anche posto un chiaro limite.
«Il resto non rientra nella mia area di competenza. Non sono un ufologo.»
Tuttavia, vale la pena sottolineare due punti. In primo luogo, l’affermazione di Moretti secondo cui Zanfretta «non poteva mentire» sotto ipnosi profonda non è supportata dal consenso scientifico: l’ipnosi non impedisce in modo certo l’inganno deliberato o la confabulazione.
Inoltre, la sua avvertenza riguardo alla «realtà oggettiva contro la realtà soggettiva» suggerisce che Zanfretta potesse aver creduto sinceramente a ciò che stava descrivendo, anche se non era realmente accaduto. Questo metodo fu successivamente abbandonato a favore delle interviste cognitive.
L’ondata italiana del 1978 — un contesto eccezionale
Il 1978 è stato un anno molto speciale per l’Italia dal punto di vista ufologico. Per comprendere meglio il contesto in cui si è svolto il caso Zanfretta, abbiamo intervistato Edoardo Russo, storico del fenomeno e membro fondatore del Centro Italiano di Studi Ufologici (CISU), una delle poche organizzazioni europee ad aver condotto un lavoro di catalogazione sistematico e a lungo termine. Conosce personalmente molte delle figure chiave coinvolte nel caso Zanfretta e ha coordinato il convegno del CISU del 2018, interamente dedicato alle osservazioni del 1978.
Sentinel News : Quanto è stata significativa l’“ondata del 1978” in Italia? La questione è stata sollevata in Parlamento?
Edoardo Russo : L’ondata di avvistamenti del 1978 è stata la più grande mai registrata in Italia, anche se faceva parte di una tendenza iniziata nel 1977 e proseguita nel 1979. È difficile riassumere in poche parole ciò che questo ha rappresentato, sia quantitativamente che qualitativamente. Oltre a diversi picchi di attività osservati già in primavera e in estate, tre “sotto-ondate” hanno scosso i media e l’opinione pubblica: l’ondata di metà settembre che ha interessato tutta l’Italia, innescata da avvistamenti di un’intrusione atmosferica (mai chiaramente identificata); il panico di novembre lungo la costa adriatica (colonne d’acqua, rilevamenti radar, oggetti che entravano ed uscivano dall’acqua, pescatori che si rifiutavano di uscire in mare per paura, un calo significativo della pesca); la grande invasione a livello nazionale che si estese per tutto il mese di dicembre (e che terminò bruscamente dopo una spettacolare ondata di avvistamenti e foto alla vigilia di Capodanno). Al di là dei media, l’argomento suscitò interesse negli ambienti politici: venne aperta un’inchiesta parlamentare, un intervento militare e infine un mandato ufficiale venne conferito all’Aeronautica Militare per raccogliere segnalazioni.
Le ho inviato alcuni dei documenti presentati al convegno CISU del 2018, dedicato a quell’anno. Tra questi ci sono due serie di diapositive: la mia sintesi dei dati raccolti e una doppia cronologia degli eventi ufologici e sociologici di quell’anno (compilata da Gian Paolo Grassino).
SN : Durante l’ispezione, quando si è parlato dell’impronta sul prato della villa, è stata descritta come un’impronta nell’erba appiattita “a forma di ferro di cavallo, come un cerchio a cui manca un lato perché c’è un dosso nel terreno”. Questo significa che senza quel dosso avrebbe potuto essere rotonda? E c’è stata qualche reazione da parte dei proprietari della villa?
ER : Si tratta di due domande correlate: naturalmente, il segno era circolare, più precisamente un anello; su nostra richiesta, il proprietario della villa ci ha scritto una lettera in cui affermava che non c’era nulla di insolito in quel segno, causato dal suo cavallo, legato a un palo, che durante i mesi estivi camminava in cerchio calpestando l’erba.
Che tipo di UFO ha insospettito Zanfretta quando ha visto le “notizie sugli UFO” durante l’ispezione?
ER : Zanfretta mi ha disegnato uno schizzo che vi ho inoltrato. L’oggetto che ha visto salire in cielo aveva la forma di un cappello cinese (in sezione trasversale: un triangolo), luminoso e giallo. L’ha disegnato così di suo pugno.
Cosa ne pensa dell’ipotesi di Jacques Vallée secondo cui qualcuno o qualcosa potrebbe sfruttare questo fenomeno (“il risultato di un esperimento ‘indotto’, una bufala come quella della loro presunta origine dalla ‘terza galassia’”, secondo le conclusioni di L. Boccone) come copertura?
ER : Ciò che pensavo all’epoca o ciò che penso oggi delle varie ipotesi di Jacques Vallée (con cui mi lega una lunga amicizia) non ha alcuna importanza in questa vicenda.
Per quanto riguarda il caso in sé, che ho seguito da vicino durante quei giorni movimentati del dicembre 1978, vorrei sottolineare i seguenti punti chiave:
Il giovane guardiano notturno ha vissuto un’esperienza traumatica quella notte, che ha coinvolto qualcosa o qualcuno che non sarà più in grado di identificare con certezza, a causa di ciò che è accaduto in seguito;
Il ruolo degli ufologi (così come di alcuni giornalisti e della società di guardie giurate per cui lavorava) ha significativamente distorto e travisato la sua testimonianza, a partire dalla primissima seduta di ipnosi.
Nel libro di Rino Di Stefano (pubblicato sei anni dopo), il resoconto degli eventi omette quasi completamente il ruolo e le azioni dei vari ufologi: c’erano almeno cinque gruppi locali rivali in competizione tra loro (CIRSUFO, CRVS, CUN, GRCU, GORU), ciascuno che tirava nella propria direzione, influenzando così il testimone in vari modi;
La prima seduta di ipnosi è stata condotta in modo metodologicamente deplorevole, basandosi su un elenco di domande redatto da Luciano Boccone contenente suggerimenti specifici, con riferimenti a casi americani, seguendo una procedura che qualsiasi esperto di regressione ipnotica avrebbe assolutamente evitato, per non influenzare il racconto;
Non è una coincidenza che il secondo episodio di rapimento sia avvenuto quattro giorni dopo la sessione di ipnosi (e poco più di 24 ore dopo la richiesta di una seconda sessione di ipnosi);
Da allora, la situazione si è deteriorata, ma non a causa di interventi manipolatori esterni: i sistemi di credenze e l’incompetenza di questi ufologi (che conoscevo tutti personalmente e con i quali ero amico all’epoca) erano sufficienti.
Solo nel 1978, il CISU registrò oltre 2.300 segnalazioni italiane, che rappresentavano il 28% di tutte le segnalazioni italiane raccolte fino a quel momento.
Secondo l’ufologo Richard Hall, più di 130 di questi casi riguardavano incontri ravvicinati, di cui 25 con entità umanoidi. Il fenomeno divenne così diffuso da essere discusso al Parlamento italiano.
Hall attribuisce questo fenomeno a un’ondata significativa in Italia tra l’ottobre 1978 e il gennaio 1979, durante la quale furono registrati oltre 500 casi, tra cui almeno 130 incontri ravvicinati e 25 che coinvolgevano entità umanoidi, secondo i dati forniti da Edoardo Russo.
Tuttavia, il CISU cita 2.300 casi per l’intero anno, mentre Hall ne cita solo 500 per il periodo ottobre-gennaio. Queste cifre non sono contraddittorie, ma misurano cose diverse.
Diverse decine di questi casi riportano incontri con entità umanoidi, oltre a interruzioni di corrente inspiegabili, segni sul terreno e stati di shock simili a quelli descritti nel caso Zanfretta. È proprio questo tipo di resoconto — ripetuto, coerente nella struttura e riportato da testimoni senza alcun motivo apparente per mentire — ad aver attirato l’attenzione dei ricercatori seri.
Già negli anni ’70, l’astronomo e informatico francese Jacques Vallée notò questo schema: da un paese all’altro, i resoconti convergono, descrivendo un’interruzione di corrente, una luce accecante, paralisi, un esame medico, amnesia parziale e tracce fisiche sul terreno.
In Passport to Magonia (1969) e Confrontations (1990), Vallée respinge la semplicistica teoria extraterrestre e il rifiuto scettico del fenomeno per principio. Al contrario, ne sostiene uno studio serio. Lo psichiatra di Harvard John Mack, vincitore del Premio Pulitzer, giunse a una conclusione simile dopo aver intervistato centinaia di testimoni. «Queste persone non sono né bugiardi né psicotici; le loro esperienze meritano di essere prese sul serio», scrisse in Abduction (1994). Questa affermazione portò a un procedimento disciplinare contro Mack da parte della sua università.
Ciononostante, dobbiamo rimanere nel regno delle congetture. Questi resoconti potrebbero essere proiezioni psicologiche: la mente umana è in grado di fabbricare esperienze di sorprendente coerenza in certi stati dissociativi. Potrebbero anche riflettere una contaminazione culturale: “Incontri ravvicinati del terzo tipo” uscì nel 1977, e il CISU osserva che l’ondata italiana del 1978 seguì la significativa attenzione mediatica suscitata dal film di Spielberg e dalla visita di Hynek in Italia.
Oggi, a quasi cinquant’anni di distanza, il “Caso Zanfretta” rimane uno dei misteri più antichi dell’ufologia europea. Il 21 marzo di quest’anno, l’autore Rino di Stefano ha tenuto una conferenza sull’argomento a Sestri, in Italia, contribuendo così a mantenere questo caso tra i più antichi misteri dell’ufologia europea.
Siamo intrappolati tra due impossibilità: provarlo e confutarlo completamente.
Esistono prove oggettive che sono state registrate ufficialmente. Tra queste vi sono le impronte sul terreno documentate dai Carabinieri e il telex del Capitano Carusi2 che classifica i fatti come aventi un grado di affidabilità “buono”, nonché le testimonianze coerenti dei suoi colleghi. Tuttavia, questi documenti non provano un rapimento alieno. Dimostrano che qualcosa è accaduto e che, all’epoca, le autorità italiane lo hanno ritenuto abbastanza grave da riferirlo al Parlamento e allo Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare.
Tuttavia, un documento3 rimasto riservato per decenni e assente dal libro di Di Stefano getta ora la luce più sobria e utile su questo caso. Il 25 aprile 1980, sedici mesi dopo l’incidente iniziale, Gian Paolo Grassino, accompagnato da Paolo Toselli e Corrado Malanga,all’epoca appartenenti al CUN di La Spezia, condusse un approfondito “sopralluogo” nel sito di Marzano di Torriglia. Il loro rapporto, completato il 13 settembre 1980, riflette l’atteggiamento di quei ricercatori che si interessano del fenomeno al punto da recarsi sul posto, effettuare misurazioni e confrontare il racconto con la realtà fisica del terreno, ma che tuttavia concludono che vi sia un accumulo di gravi incongruenze.
La villa non era tra i clienti delle guardie giurate della Val Bisagno. Il terreno tra il cancello e la villa era ricoperto di ghiaia delle dimensioni di una noce, il che rende impossibile attraversarlo silenziosamente al buio. C’era un ostacolo fisico sotto forma di una lastra di cemento armato che sporge dal muro, situata esattamente nel punto in cui Zanfretta ha detto di essere stato «spinto da dietro», sebbene non siano state riscontrate lesioni. I segni sul terreno, che presumibilmente provano che ci sia stato un atterraggio, potrebbero essere stati causati da un cavallo che corre regolarmente in un paddock.
Grassino dimostrò, utilizzando fotografie scattate con luce radente, che lì si possono trovare «un numero infinito di segni nelle forme più disparate». Per quanto riguarda la mostruosa creatura alta tre metri, essa coinciderebbe geometricamente con un’antenna televisiva sullo sfondo di abeti, vista da un uomo in stato semi-incosciente. Grassino non concluse che questo racconto fosse una menzogna. Suggerì invece che ci fosse una possibile spiegazione: un uomo in stato di shock o di grave ipertensione, nell’oscurità totale e su un terreno sconosciuto, che scambia oggetti ordinari per marziani e astronavi.
Aggiunse, con una franchezza che è in netto contrasto con il resto della letteratura su questo caso: «questa nostra mancanza di conoscenza non ci permette di affermare “non è spiegabile - quindi è un UFO”»
Infine, mise in luce il problema centrale: Zanfretta è ostile nei confronti degli ufologi, sfinito da decine di sedute di ipnosi, interrogatori e infinite “visite sul posto”, mentre un gruppo di parti interessate si è appropriato del caso e si rifiuta di metterlo in discussione.
Questa potrebbe benissimo essere l’unica conclusione ragionevole. Probabilmente Zanfretta non ha mentito – il dottor Moretti, i Carabinieri e i suoi colleghi sono tutti d’accordo su questo. Tuttavia, esiste un ampio spettro tra il non mentire e il dire la verità oggettiva, che comprende tutto ciò che la mente umana è in grado di evocare nell’oscurità sotto l’influenza della paura, nonché ciò che anni di ripetute sedute di ipnosi, interrogatori e sopralluoghi possono successivamente consolidare in una convinzione incrollabile. Come afferma sobriamente Grassino, si tratta di “un punto interrogativo che non si può certo definire un buon risultato”.
1 Il caso Zanfretta: La vera storia di un incredibile fatto di cronaca, Rino Di Stefano
2 Telex di Carusi, 8 dicembre 1978, riprodotto nel libro di Di Stefano, pp. 192–193
3 Relazione di sopralluogo — Marzano di Torriglia, 25 aprile 1980, Gian Paolo Grassino — versione definitiva 13 settembre 1980
Verifica della traduzione dall’inglese di Piero Zanaboni













