Michael Gold: Perché la NASA dovrebbe continuare il proprio lavoro sugli UAP?
Mike Gold, ex membro del Gruppo di studio indipendente della NASA sui fenomeni anomali non identificati (NASA UAP Independent Study Team), svela i segreti dell’agenzia.
In questa intervista con il giornalista australiano Ross Coulthart su News Nation/Reality Check, Mike Gold parla dei limiti della missione Cassini, del peso del pregiudizio scientifico e delle questioni strategiche relative all’esplorazione spaziale.
Una missione della NASA spesso fraintesa
Mike Gold è un avvocato americano con una grande passione per lo spazio e per una missione della NASA spesso fraintesa. In qualità di specialista in diritto spaziale, si è affermato come figura chiave nel colmare il divario tra istituzioni pubbliche come la NASA e le aziende private del settore.
Nel corso della sua carriera, ha contribuito a definire le regole che disciplinano la crescita dell’esplorazione spaziale commerciale e delle collaborazioni internazionali. Oggi è riconosciuto come una figura influente nelle questioni legali e strategiche relative allo sviluppo dell’industria spaziale.
Presso la Bigelow Aerospace ha supervisionato gli aspetti legali e strategici di progetti quali il modulo gonfiabile BEAM testato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale e i prototipi Genesis I e Genesis II.
In particolare, la Bigelow Aerospace, fondata da Robert Bigelow, ha costituito nel 2008 la propria controllata BAASS (Bigelow Aerospace Advanced Space Studies) in risposta a un bando di gara della DIA (Defence Intelligence Agency). Ciò comportava uno studio sugli UAP e una richiesta di lavori sulle tecnologie spaziali avanzate, oltre alla produzione di varie analisi scientifiche.
La componente relativa agli UAP ha attirato l’attenzione dei media a causa del suo legame con l’AAWSAP (Advanced Aerospace Weapon System Applications Programme). La DIA ha gestito questo programma fino alla sua ufficiale cessazione nel 2012.
Mike Gold ha svolto un ruolo centrale nello sviluppo degli Accordi di Artemis presso la NASA. Questi definiscono i principi della cooperazione internazionale per l’esplorazione lunare e la strategia per la commercializzazione dell’orbita terrestre bassa.
Nell’intervista, l’avvocato americano spiega che il gruppo di studio indipendente sugli UAP non era incaricato di indagare sugli archivi storici dell’agenzia. Il suo ruolo principale era determinare se questi fenomeni giustificassero un programma scientifico dedicato e identificare le risorse tecniche che la NASA potesse mobilitare. A suo avviso, questa distinzione è stata in gran parte fraintesa dall’opinione pubblica, che sperava in una rianalisi approfondita delle immagini e dei video accumulati nel corso di diversi decenni.
Ciononostante, Gold considera l’istituzione di questo team un significativo passo avanti. Per la prima volta, la NASA ha riconosciuto ufficialmente che gli UFO/UAP potrebbero essere un argomento legittimo di studio scientifico. A suo avviso, questo riconoscimento segna un primo passo verso la normalizzazione dell’argomento nell’ambito della ricerca spaziale.
L’ex funzionario ritiene che il rapporto della NASA non avesse lo scopo di fornire risposte definitive, ma piuttosto di aprire la strada a future ricerche. Tuttavia, si rammarica che non sia stata avviata una seconda fase dello studio subito dopo la pubblicazione del rapporto.
Il vero ostacolo: il pregiudizio scientifico
Durante l’intervista, l’esperto di diritto ha ripetutamente sottolineato il peso del pregiudizio che ancora circonda gli UAP. Egli sostiene che molti ricercatori temono che lo studio di questi fenomeni possa danneggiare le loro carriere accademiche, le loro pubblicazioni o i loro finanziamenti.
Cita in particolare il caso del fisico Maaneli «Max» Derakhshani, che ha perso il proprio incarico dopo aver difeso pubblicamente la necessità di studiare le anomalie osservate negli archivi spaziali. Gold afferma che diversi membri del gruppo di lavoro della NASA hanno ricevuto minacce da parte dei colleghi.
Ritorna inoltre sull’influenza storica del Comitato Robertson del 1952, le cui raccomandazioni avrebbero svolto un ruolo duraturo nel favorire un clima di ridicolizzazione degli UFO negli ambienti scientifici e mediatici.
Per Gold, questa cultura del discredito rappresenta oggi il principale ostacolo alla ricerca. Egli ritiene che porre una domanda scientifica non debba mai essere equiparato all’assumere una posizione ideologica.
Analisi degli archivi della NASA
L’ex funzionario della NASA è ora impegnato con la Disclosure Foundation, un’organizzazione indipendente che mira a riprendere l’analisi degli archivi pubblici dell’agenzia spaziale statunitense. Il piano prevede la ricerca sistematica di anomalie nelle fotografie delle missioni Apollo, della Stazione Spaziale Internazionale e di altri programmi spaziali.
Gold spiega che questo approccio si baserà in particolare sul lavoro dell’astronoma Beatriz Villarroel. Fa inoltre riferimento alle famose fotografie dell’Apollo 17 che mostrano un oggetto triangolare, nonché ad altre immagini spesso citate dai ricercatori che si occupano di fenomeni aerei non identificati (UAP).
Secondo Gold, l’obiettivo non è dimostrare un’origine extraterrestre, ma piuttosto identificare anomalie che giustifichino ulteriori indagini scientifiche.
Pur non avendo accesso a documenti riservati, Gold ritiene che gli archivi pubblici contengano già dati sufficienti per portare avanti la ricerca. Anche le future missioni lunari commerciali potrebbero offrire l’opportunità di verificare alcune ipotesi direttamente sul campo.
Trasparenza, declassificazione e cooperazione internazionale
L’intervista accenna anche alle recenti campagne di declassificazione negli Stati Uniti. Mike Gold ritiene che, sebbene questo processo proceda lentamente, esso segni un cambiamento significativo nel modo in cui le istituzioni affrontano ora l’argomento.
Egli osserva che diversi paesi partner degli accordi Artemis, tra cui la Francia tramite il CNES, dispongono già di organizzazioni che studiano i fenomeni aerospaziali non identificati. Tuttavia, si rammarica del fatto che la NASA non disponga ancora di un ufficio permanente dedicato a questa argomento e chiede una maggiore cooperazione internazionale per mettere in comune le osservazioni, dato che il fenomeno si estende ben oltre i confini statunitensi.
A suo avviso, una migliore condivisione dei dati migliorerebbe la nostra comprensione di questi fenomeni, rafforzando al contempo la fiducia del pubblico nelle istituzioni scientifiche.
UAP: una sfida strategica nella corsa alla Luna
Nei minuti finali dell’intervista, Michael Gold amplia la discussione includendo questioni geopolitiche. In un contesto caratterizzato dal rapido sviluppo dei droni militari e dalla competizione tra Stati Uniti e Cina, ritiene che gli UAP non siano solo una questione scientifica, ma anche una questione di sicurezza nazionale.
A suo avviso, qualsiasi anomalia osservata in prossimità di strutture strategiche dovrebbe essere oggetto di indagini approfondite, indipendentemente dalla sua origine. Ritiene inoltre che, qualora dovessero emergere tecnologie davvero rivoluzionarie, gli Stati in grado di comprenderle otterrebbero un vantaggio decisivo.
Questa linea di pensiero si ricollega alla sua visione della nuova corsa spaziale verso la Luna. Per Gold, le infrastrutture lunari saranno un fattore chiave nel panorama geopolitico del XXI secolo.
L’ex funzionario conclude affermando che la trasparenza scientifica, la cooperazione internazionale e l’esplorazione spaziale sono tre aspetti della stessa sfida. Ritiene che i paesi che riusciranno a padroneggiare in modo sostenibile l’ambiente lunare godranno di un significativo vantaggio strategico nei decenni a venire.
Revisione della traduzione dall’inglese di Piero Zanaboni



