Trattato sugli UFO/UAP: Un fenomeno reale, un tabù culturale
Perché questo fenomeno non è ancora stato riconosciuto ufficialmente?
Da quando gli UAP (Unidentified Aerial Phenomena) sono stati riconosciuti da alcune istituzioni americane, il fenomeno è passato dall’essere considerato marginale a diventare un oggetto di indagine legittimo. Il rapporto dell’Office of the Director of National Intelligence (ODNI), pubblicato il 25 giugno 2021, riconosce che la maggior parte degli oggetti osservati e rilevati da diversi sensori indipendenti (radar, infrarossi, ottici, ecc.) sono probabilmente fisici.
Dal 2023, nei testi ufficiali americani è apparso un altro concetto: quello di intelligenza non umana (NHI). Questo termine, introdotto in un progetto di legge dal Congresso, non sostituisce il termine UAP, ma ne approfondisce il significato. Mentre UAP si riferisce a un fenomeno osservabile, spesso di natura tecnologica, ma senza una spiegazione nota, NHI evoca un’ipotesi più ambiziosa: quella di una o più intelligenze coscienti, esterne alla nostra specie, tecnologicamente avanzate e potenzialmente in interazione con noi.
Questo cambiamento terminologico riflette un importante mutamento nel discorso istituzionale, da fenomeno da identificare a presenza da prendere in considerazione. Tuttavia, nonostante i video autenticati dal Pentagono, le testimonianze giurate davanti al Congresso e i programmi di studio pubblici e privati, non si è ancora verificato alcun cambiamento decisivo.
Il fenomeno rimane in una zona grigia. Né totalmente negato né pienamente riconosciuto. Sta progredendo nel discorso, ma rimane lontano dalla certezza. Incuriosisce, ma deve ancora ricevere una risposta chiara.
Una vertigine ontologica
Il politologo Alexander Wendt, in un articolo accademico scritto in collaborazione con Raymond Duvall, pone una domanda centrale: perché il governo non prende sul serio gli UAP? Una spiegazione proposta è che il fenomeno non può essere accolto senza scuotere le fondamenta stesse dell’ordine politico moderno. Esso sfida la sovranità, l’antropocentrismo e il monopolio sulla definizione della realtà. Non è inquietante perché è falso, ma perché sfida i nostri schemi di comprensione.
Una delle grandi sfide poste dall’intelligenza non umana è non solo tecnologica, ma anche simbolica. Se un’entità del genere esistesse e interagisse con noi, gli esseri umani cesserebbero essere soli in cima alla scala cognitiva. Non sarebbero più gli unici possessori di autocoscienza o di padronanza tecnica. Diventerebbero osservabili, vulnerabili, forse persino superati.
Trascendendo le categorie tradizionali e i confini disciplinari, il fenomeno ci costringe a riconfigurare i nostri strumenti di comprensione. Proprio questo requisito costituisce un ostacolo al suo riconoscimento e alla sua accettazione.
Un insabbiamento storico strutturato
Il tabù che circonda gli UAP non è stato forgiato solo dalla derisione popolare. Sembra essere stato metodicamente costruito e mantenuto dalle istituzioni americane sin dalla fine degli anni ’40.
Il 1948 vide il lancio del Progetto Sign, la prima iniziativa ufficiale di dominio pubblico dedicata allo studio degli oggetti volanti non identificati. Fu affidata all’Aeronautica Militare degli Stati Uniti. Questo programma fu istituito in risposta a un improvviso aumento delle segnalazioni, in particolare dopo l’incidente di Roswell nel 1947 e l’avvistamento di Kenneth Arnold. Nel febbraio 1949, il rapporto Analysis of Flying Object Incidents in the United States, redatto dall’Air Materiel Command dell’Aeronautica Militare degli Stati Uniti, concluse che «i fenomeni segnalati erano reali e non frutto di allucinazioni o di fantasia», pur valutando che non fosse stata dimostrata alcuna minaccia diretta. Raccomandò tuttavia di proseguire la sorveglianza per determinare se alcuni casi potessero riflettere sviluppi tecnologici sconosciuti che avrebbero potuto avere un’origine extraterrestre.
All’inizio del 1949 fu avviata un’altra iniziativa con il nome di Project Twinkle. Questo programma mirava a istituire una stazione di osservazione dotata di telecamere e strumenti scientifici nel tentativo di documentare le cosiddette «palle di fuoco verdi», sfere luminose di colore verde osservate a bassa quota sopra il New Mexico, spesso in prossimità di siti nucleari sensibili come Los Alamos, i Sandia National Laboratories o la base aerea di Holloman.
La loro ricorrenza in queste aree portò alcuni funzionari a sospettare che l’attività fosse di sorveglianza straniera, probabilmente di origine sovietica. Tuttavia, ancora prima che il programma fosse pienamente operativo, una relazione finale redatta nel 1951 concluse che non vi erano dati utilizzabili sufficienti, portando alla chiusura del programma.
Nel frattempo, il Progetto Grudge succedette a Sign and Twinkle con un approccio radicalmente diverso. L’obiettivo si spostò sul placare l’interesse pubblico attribuendo sistematicamente gli avvistamenti a percezioni errate o cause banali. Si instaurò un clima di derisione istituzionale, che screditava sia i testimoni che l’argomento stesso.
Nel 1952, con la guerra di Corea in pieno svolgimento e numerosi oggetti non identificati avvistati sopra Washington, l’Aeronautica Militare degli Stati Uniti lanciò il Progetto Blue Book. Ufficialmente destinato a raccogliere e analizzare le segnalazioni di avvistamenti, il programma si concentrò principalmente sulla classificazione dei casi e sulla presentazione di spiegazioni prosaiche, anche quando queste rimanevano discutibili. J. Allen Hynek, consulente scientifico del progetto, scrisse in seguito:
«Gli investigatori sembrano aver ricevuto l’ordine di trovare una spiegazione convenzionale per ogni caso, per quanto inverosimile possa essere.»
(The UFO Experience: A Scientific Inquiry, 1972)
Poco dopo, nel gennaio 1953, la CIA, attraverso il suo Office of Scientific Intelligence (OSI), convocò il Robertson Panel, un gruppo di scienziati guidato dal fisico H. P. Robertson. Il comitato respinse l’ipotesi di un’origine non umana e raccomandò invece una strategia di demistificazione, in particolare attraverso la collaborazione con i media e la produzione di contenuti volti a ridurre l’interesse pubblico:
«L’interesse pubblico per l’argomento e i potenziali pericoli dell’isteria di massa sembravano giustificare un programma educativo [...]. L’obiettivo di smascherare e smitizzare avrebbe portato a una riduzione dell’interesse pubblico.»
(Report of the Scientific Panel on Unidentified Flying Objects, CIA/Robertson Panel, 1953)
Queste raccomandazioni avrebbero influenzato profondamente la condotta del Blue Book negli anni a venire.
Tra il 1952 e il 1969, Blue Book registrò 12.618 segnalazioni. La stragrande maggioranza fu attribuita a fenomeni naturali, interpretazioni errate o velivoli conosciuti. 701 casi rimangono ufficialmente non identificati, alcuni dei quali contengono dati sufficienti per consentire un’ulteriore valutazione.
Nel 1969, in seguito alla pubblicazione del Rapporto Condon, commissionato dall’Aeronautica Militare degli Stati Uniti all’Università del Colorado, il Blue Book fu ufficialmente chiuso. Il rapporto concludeva:
«La nostra conclusione generale è che nulla è emerso dallo studio degli UFO negli ultimi 21 anni che abbia arricchito le conoscenze scientifiche. Probabilmente non è giustificabile un ulteriore studio approfondito sugli UFO nella speranza che ciò faccia progredire la scienza.»
(Scientific Study of Unidentified Flying Objects, Edward U. Condon, 1968)
Dopo la chiusura del programma, J. Allen Hynek, che ne era stato il principale consulente scientifico, compì un cambiamento radicale. Fondò il Center for UFO Studies e pubblicò il libro The UFO Experience, in cui criticava aspramente l’approccio dei militari:
«Mi sono trovato nella posizione imbarazzante di essere uno scienziato con una reputazione da difendere, ma associato a un progetto il cui unico scopo sembrava essere quello di smascherare.»
(J. Allen Hynek, The UFO Experience, 1972)
Dopo la fine ufficiale del Progetto Blue Book nel 1969, nessun programma noto prese immediatamente il suo posto. Solo negli anni 2000 è stato documentato un nuovo sforzo istituzionale. Su iniziativa del senatore Harry Reid, la Defence Intelligence Agency (DIA) ha lanciato nel 2008 l’AAWSAP (Advanced Aerospace Weapon System Applications Program), affidato alla società privata Bigelow Aerospace Advanced Space Studies (BAASS).
Questo programma da 22 milioni di dollari mirava a produrre una serie di analisi prospettiche sulle tecnologie avanzate, a documentare alcuni effetti fisiologici osservati nei testimoni di fenomeni aerospaziali non identificati e a indagare sulle manifestazioni ricorrenti segnalate presso il famoso Skinwalker Ranch, allora di proprietà di Robert Bigelow, affinché lo si utilizzasse come campo di studio.
Il programma venne organizzato attorno a sette aree di indagine definite dalla BAASS: Queste indagini sul campo sono state condotte sistematicamente dalla BAASS, con raccolta di dati, ascolto dei testimoni e analisi ambientali.
Effetti medici e fisiologici sui testimoni
Fenomeni elettromagnetici associati agli eventi UAP
Tracce fisiche e analisi dei materiali nei luoghi degli incontri
Anomalie ottiche e legate alla luce
Effetti cognitivi e psicologici sugli osservatori
Effetti persistenti a seguito di un contatto ravvicinato (l’“effetto autostoppista”)
Implicazioni per la sicurezza nazionale e la difesa aerospaziale
Allo stesso tempo, la DIA ha commissionato 38 relazioni tecniche teoriche denominate DIRD (Defence Intelligence Reference Documents). Questi documenti sono stati resi noti solo nel 2019, a seguito di una richiesta FOIA. Trentasette sono stati resi pubblici, ad eccezione di quello intitolato Stato dell’arte ed evoluzione delle armi laser ad alta energia, che è rimasto classificato.
Ecco alcuni esempi: Questi rapporti, sebbene teorici, rivelano un marcato interesse per le tecnologie all’avanguardia della scienza conosciuta.
Wormhole attraversabili, Stargate ed energia negativa (K. Kwon)
Motore a curvatura, energia oscura e la manipolazione delle dimensioni extra (R. Obousy, E. Davis)
Manto di invisibilità (B. Green)
Propulsione spaziale avanzata basata sull’ingegneria del vuoto (H. Puthoff)
Effetti biologici degli UAP (C. Kit Green)
Questi rapporti seppure altamente teorici rivelano un marcato interesse nella tecnologia di frontiera, ai limiti della scienza attuale conosciuta.
Il programma AAWSAP si è concluso nel 2010. La DIA non ha fornito alcuna chiara giustificazione ufficiale. Diverse fonti menzionano una mancanza di interesse all’interno del Pentagono nel proseguire la ricerca su così vasta scala, nonostante il sostegno attivo del senatore Harry Reid, uno dei principali promotori del programma.
La storia del programma AAWSAP e alcune delle sue indagini sono state raccontate in due libri scritti a quattro mani da James Lacatski, responsabile del programma presso la DIA, Colm Kelleher, direttore scientifico del BAASS, e Georges Knapp, noto giornalista.
Nel loro secondo libro, Inside the US Government Covert UFO Programme: Initial Revelations, pubblicato nel 2023, Lacatski afferma che gli Stati Uniti avevano avuto accesso a un velivolo di origine sconosciuta, la cui configurazione non presentava alcun sistema di propulsione convenzionale identificabile. Egli riferisce che fu condotta un’ispezione dell’interno del velivolo, che non rilevò alcun sistema di propulsione, serbatoio di carburante o superficie di controllo. Durante una riunione riservata tenutasi nel 2011 al Campidoglio, Lacatski ha interrogato i funzionari presenti sulla natura e la funzione dell’oggetto: si trattava di un velivolo con equipaggio destinato al rientro nell’atmosfera o ad altro uso? E in tal caso, come funzionava?
All’AAWSAP è seguito un programma più ristretto, l’AATIP (Advanced Aerospace Threat Identification Programme), che non si basava più su un contratto con una società privata, ma su un’iniziativa interna al Dipartimento della Difesa. L’obiettivo principale dell’AATIP è stato quello di raccogliere e analizzare segnalazioni di fenomeni aerei insoliti che coinvolgono oggetti non convenzionali, al fine di monitorarne le capacità e identificare potenziali minacce.
Secondo diverse fonti, l’AATIP ha studiato incidenti che coinvolgono oggetti non identificati, come i ormai famosi casi Gimbal, GoFast e FLIR1. Questi video, ripresi dai sensori dei caccia della Marina, sono stati autenticati dal Pentagono. Mostrano oggetti non convenzionali in movimento, senza alcun mezzo apparente di propulsione o di portanza. Secondo i testimoni, questi oggetti manovravano a velocità e accelerazioni di gran lunga superiori alle capacità note degli aerei convenzionali, sia americani, sia stranieri.
La copertura mediatica di questi video, che all’epoca non erano classificati, ha portato a un significativo inasprimento della posizione del Dipartimento della Difesa. Christopher Mellon, ex vice segretario aggiunto alla Difesa per l’intelligence e responsabile della divulgazione di questi video ai giornalisti del New York Times, riferisce che una guida alla classificazione redatta pochi anni dopo classificava sistematicamente come segrete tutte le informazioni relative agli UFO, anche nei casi in cui ciò non fosse giustificato.
Mellon vede in questo un riflesso burocratico volto a preservare il monopolio sull’accesso a informazioni ritenute sensibili e suscettibili di sollevare imbarazzanti questioni strategiche e politiche. Egli deplora che questa logica di controllo abbia avuto la precedenza sul requisito democratico di trasparenza e sulla necessità di allertare i funzionari eletti e l’opinione pubblica su una possibile minaccia tecnologica o operativa, indipendentemente dalla sua origine.
Il Dipartimento della Difesa ha confermato l’esistenza dell’AATIP nel 2017 e ha dichiarato che il programma era terminato nel 2012 a causa della mancanza di fondi. Inoltre, è ormai accertato che l’informatore Luis Elizondo fosse il direttore di questo programma.
Negli anni successivi, di fronte alla crescente pressione del Congresso, in particolare della Commissione speciale del Senato sull’intelligence e della Commissione sull’intelligence della Camera dei Rappresentanti, il Pentagono ha creato nel 2020 la Task Force sui fenomeni aerei non identificati (UAPTF), un gruppo di lavoro volto a centralizzare i rapporti operativi delle forze armate e posto sotto l’autorità dell’Ufficio dell’intelligence navale (ONI).
Un rapporto preliminare, reso pubblico nel giugno 2021 dall’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale (ODNI), raccoglie i risultati dell’UAPTF. È accompagnato da una versione classificata, che è stata inviata ai membri del Congresso ma non è accessibile al pubblico. Il rapporto non classificato esamina 144 casi verificatisi tra il 2004 e il 2021. Solo uno di questi può essere attribuito con certezza a «un grande pallone che si sgonfiava», senza che venga specificato il tipo di pallone. Gli altri 143 rimangono inspiegabili. Va notato che questo rapporto «preliminare» non è mai stato finalizzato.
Vale anche la pena notare che David Grusch, un ex ufficiale dell’intelligence, sostiene di aver lavorato per l’UAPTF prima di diventare un informatore. Torneremo sulle sue rivelazioni esplosive in modo più dettagliato in un prossimo articolo.
L’UAPTF è stata ufficialmente sciolta nel 2022, dopo che il Congresso ha disposto la creazione di un ufficio permanente e centralizzato per gestire le segnalazioni di UAP.
In vista di questo scioglimento dell’UAPTF, il Dipartimento della Difesa ha annunciato nel novembre 2021 l’istituzione dell’AOIMSG (Airborne Object Identification and Management Synchronisation Group), incaricato di garantire la continuità del lavoro e di coordinare gli sforzi tra le agenzie relativi all’individuazione e alla gestione delle incursioni anomale nello spazio aereo riservato. Lanciata senza previa consultazione con il Congresso e posta sotto la supervisione dell’OSD (Office of the Secretary of Defence), questa iniziativa è stata rapidamente criticata per la sua mancanza di trasparenza e per la sua portata, ritenuta troppo limitata, in particolare dai senatori Kirsten Gillibrand e Marco Rubio.
Sarà sostituita nel luglio 2022 dall’AARO (All-domain Anomaly Resolution Office) su iniziativa del Congresso degli Stati Uniti. Questa creazione è stata una risposta alla crescente richiesta di trasparenza e rigore istituzionale nello studio dei fenomeni aerospaziali non identificati. Il Congresso, in particolare attraverso gli emendamenti Gillibrand-Rubio al disegno di legge sulla finanza della difesa, ha richiesto l’istituzione di un organismo permanente con accesso esteso ai dati militari, civili e di intelligence.
La missione principale dell’ufficio è quella di raccogliere e analizzare le segnalazioni di UAP, siano essi osservati nel cielo, nello spazio, in mare, o anche oggetti con capacità trans-mediale ovvero in grado di spostarsi tra ambienti diversi.
Dalla sua creazione, l’AARO ha esaminato più di 1.000 segnalazioni. Ad oggi, cinque casi sono stati ufficialmente presentati come inspiegabili, compresi i ormai famosi video GIMBAL, FLIR, GOFAST, FLYBY e Middle East UAP. Quest’ultimo, filmato il 12 luglio 2022 da un drone MQ-9 Reaper in Medio Oriente, mostra una “sfera metallica” che si muove rapidamente. Questo filmato è stato reso pubblico durante una presentazione al Congresso da parte del direttore dell’agenzia, Sean Kirkpatrick, il quale ha riconosciuto l’impossibilità di fornire una spiegazione soddisfacente a causa dell’insufficienza di dati.
Ma l’AARO non è sfuggita alle polemiche. Il suo primo rapporto storico, pubblicato nel marzo 2024, è stato accolto con feroci critiche. Contiene numerosi errori fattuali e incongruenze: ad esempio, la data dell’avvistamento di Kenneth Arnold è riportata in modo errato, e alcuni casi storici ampiamente documentati sono semplicemente ignorati, compresi gli incidenti registrati dalla Marina degli Stati Uniti, autenticati dal Pentagono e menzionati sopra. I numerosi errori presenti in questo rapporto hanno contribuito a delegittimare il rigore dell’AARO agli occhi di alcuni membri del pubblico e degli specialisti del settore.
Inoltre, alcuni membri del Congresso, tra cui Tim Burchett, così come l’informatore David Grusch, hanno accusato Sean Kirkpatrick di incoraggiare o imporre accordi di riservatezza ai potenziali testimoni, impedendo loro di parlare liberamente con le autorità. Kirkpatrick ha smentito queste accuse, sostenendo che i testimoni in questione avessero, essi stessi, scelto di non collaborare con l’agenzia.
Queste controversie hanno alimentato un clima di sfiducia. Alcuni funzionari eletti e ricercatori stanno ora mettendo in discussione l’effettiva capacità dell’AARO di condurre un’indagine indipendente e rigorosa. Da agosto 2024, l’agenzia è guidata dal dottor Jon T. Kosloski, ex dirigente tecnico della NSA (National Security Agency) specializzato in ottica quantistica e crittografia avanzata. Al suo arrivo, Kosloski ha dichiarato di voler «rafforzare le partnership, promuovere la trasparenza e intensificare gli sforzi per analizzare i fenomeni anomali». La sua nomina ha suscitato speranze di un rinnovamento dell’approccio istituzionale.
Questa successione di nove programmi noti, che oscillano tra derisione, segretezza e controllo della narrazione, rivela una sorprendente continuità. Dal 1948, gli Stati Uniti non hanno mai smesso di studiare gli UFO, mobilitando risorse significative mentre affermavano pubblicamente che il fenomeno non merita un’attenzione particolare.
Perché tanto sforzo per contenere ciò che si suppone sia solo un mito o un’illusione collettiva? La sproporzione tra le risorse mobilitate e l’atteggiamento ufficiale suggerisce che dietro al “ridicolo” si nasconda una questione molto più profonda.
Una sfida alla sicurezza nazionale
La riluttanza delle autorità a riconoscere pubblicamente la realtà del fenomeno non riflette quindi una mancanza di interesse, ma piuttosto una strategia di gestione della questione. Un altro esempio riguarda i programmi militari segreti che coinvolgono tecnologie avanzate. Quando i testimoni vedono un velivolo dalle capacità straordinarie, può essere conveniente per le istituzioni suggerire che si tratti di un “UFO”. Questa confusione, se sorge spontaneamente, preserva la riservatezza di certi programmi classificati senza doverne ammettere l’esistenza.
Questo tipo di manipolazione è stato documentato. Nel 1997, la CIA ha ammesso che negli anni ’50 e ’60 molti avvistamenti UFO erano in realtà voli di prova classificati, compresi quelli degli aerei spia U-2 e SR-71. Anziché rivelarne l’esistenza, le autorità hanno permesso al pubblico di nutrire l’idea di fenomeni inspiegabili, distogliendo l’attenzione e preservando la segretezza di questi programmi.
Questa logica di occultamento può servire a vari scopi. A volte mira a proteggere programmi segreti. Altre volte, maschera un’imbarazzante incertezza o un’incapacità di reagire. Nel 2024, sono state registrate più di 350 incursioni di droni nei pressi di siti militari sensibili, secondo quanto riferito dal generale Gregory Guillot, comandante del NORAD. Questi eventi hanno coinvolto la base aerea di Wright-Patterson, il sito altamente sensibile Plant 42 in California, il Picatinny Arsenal nel New Jersey e diverse strutture nel Regno Unito e in Germania. Questi oggetti, descritti come droni ma le cui capacità sollevano interrogativi sulla loro vera natura, hanno talvolta costretto le autorità a chiudere temporaneamente lo spazio aereo sopra le basi dell’Air Force, in particolare quella di Wright-Patterson nel dicembre 2024 e quella di Langley un anno prima, nel dicembre 2023.
Durante un’audizione congiunta al Congresso il 10 dicembre 2024, i rappresentanti dell’FBI, del DOJ (Dipartimento di Giustizia) e della Customs and Border Protection (CBP) hanno ammesso di non conoscere l’origine esatta di questi dispositivi, chiedendo al contempo un rafforzamento del quadro legislativo per rispondere meglio a tali minacce. Tuttavia, nel gennaio 2025, la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha dichiarato in una conferenza stampa:
“Dopo ricerche e studi, i droni che sorvolavano il New Jersey in gran numero erano stati autorizzati dalla FAA a volare per motivi di ricerca e per varie altre ragioni. Molti di questi droni erano anche di privati hobbisti, di persone che li utilizzavano a scopo ricreativo e di privati che amano far volare i droni. Col tempo, la situazione è peggiorata a causa della curiosità. Non si trattava del nemico. “
Tuttavia, questa dichiarazione contraddice l’ammissione di incertezza fatta un mese prima davanti al Congresso.
A ciò si aggiunge un’altra forma di dissonanza. Prima della sua rielezione, Donald Trump aveva promesso di divulgare informazioni su queste incursioni nei primi giorni del suo mandato. Tuttavia, una volta al potere, non sono state fatte rivelazioni.
La trasparenza promessa si è trasformata in silenzio, rafforzando l’idea di un insabbiamento politico e strategico che circonda queste intrusioni.
In questo clima, un’ipotesi sta acquisendo plausibilità: e se questi droni fossero in realtà piattaforme di osservazione, sorveglianza e ricognizione di origine straniera, cinese o russa? Una tale possibilità richiama immediatamente alla mente il caso del pallone spia cinese del 2023, che aveva già messo in luce l’incapacità degli Stati Uniti di individuare e neutralizzare rapidamente determinati dispositivi che attraversavano il proprio territorio. Ma ammettere oggi che gli avversari geopolitici dispongano di una tecnologia sufficientemente avanzata da sorvolare impunemente siti sensibili come l’Arsenale di Picatinny o le basi dell’Aeronautica Militare equivarrebbe a riconoscere una perdita di controllo dello spazio aereo statunitense.
Questo fenomeno non è nuovo. Fin dagli anni ‘60 sono state segnalate incursioni non autorizzate nei pressi di alcuni dei siti più sensibili del Paese, in particolare quelli legati alle armi nucleari. Ancora più preoccupante è il fatto che questi oggetti non sembrano limitarsi a osservare. In diversi casi, sembrano aver interagito direttamente con i sistemi di deterrenza.
Il ricercatore Robert Hastings, che ha raccolto più di 160 testimonianze di prima mano da ex militari statunitensi, ha evidenziato la presenza di oggetti non identificati nei pressi di siti nucleari strategici.
Nel 1964, a Big Sur, in California, un missile balistico di prova dotato di una testata fittizia sarebbe stato intercettato e neutralizzato da un oggetto non identificato, secondo le testimonianze congiunte del dottor Robert Jacobs e del suo superiore, il maggiore Florenz Mansmann, il quale ha attestato per iscritto la veridicità dell’incidente.
Nel 1967, alla base aerea di Malmstrom nel Montana, dieci missili nucleari Minuteman furono disattivati simultaneamente mentre un oggetto luminoso veniva osservato sopra il sito.
Inoltre, casi simili sono stati segnalati in Russia, confermando la natura globale e preoccupante di queste incursioni.
Tali episodi, documentati e segnalati da testimoni diretti, vanno ben oltre l’ambito di una semplice anomalia tecnologica o di un dibattito accademico. Essi rivelano una preoccupante vulnerabilità nelle nostre infrastrutture più sensibili, che esiste da decenni. Gli UAP quindi non solo minacciano le nostre certezze scientifiche e filosofiche, ma mette anche direttamente in discussione l’affidabilità dei nostri sistemi di deterrenza nucleare. Ciò rende più facile comprendere perché il riconoscimento pubblico di tali realtà rimanga un tabù assoluto per alcuni paesi.
Infine, il tema dei rapimenti, tanto controverso quanto inquietante, solleva una preoccupazione fondamentale: come potrebbe un governo riconoscere pubblicamente una tale realtà se non è in grado di proteggere i propri cittadini?
Dio, i Nommo e i marziani
L’idea di intelligenze non umane non è estranea a molte culture in tutto il mondo. In alcune tradizioni, è addirittura antica, centrale e pienamente integrata nella visione del cosmo. Tra il popolo Dogon del Mali, la cosmologia tradizionale descrive un universo popolato da entità non umane attive. Il racconto fondante evoca i Nommo, esseri giunti dal cielo, portatori di conoscenza e di ordini simbolici fondamentali. Queste entità partecipano attivamente all’organizzazione del mondo umano. Sono presentate come l’origine del linguaggio, dei ritmi cosmici e delle strutture sociali. In questa visione del mondo, gli esseri umani non sono soli nel pensare, trasmettere o ordinare. La presenza di intelligenze non umane di origine celeste è concepita come naturale e integrata.
Questa apertura si ritrova anche nelle tradizioni mesoamericane. Tra i Nahua e i Maya, le narrazioni mitologiche non separano rigidamente il cielo, la terra e l’invisibile. Infatti, divinità, forze, stelle ed esseri provenienti da “sopra” formano un tessuto relazionale. Il cielo non è vuoto né silenzioso, è popolato.
Allo stesso modo, tra molti popoli indigeni dell’Amazzonia e del Sud-Est asiatico, le narrazioni fondanti includono forme di vita non umane dotate di intenzione e di parola. Queste cosmologie animistiche o relazionali non considerano l’alterità non umana come un’impossibilità o un mito, ma piuttosto come parte integrante della vita, con cui è naturale instaurare relazioni.
Al contrario, le moderne culture occidentali faticano a concepire un’alterità non umana autonoma. Questa chiusura mentale può essere spiegata da una triplice eredità: in primo luogo, il monoteismo cristiano, che accorda agli esseri umani un posto speciale tra gli esseri viventi, in quanto dotati di un’anima immortale e investiti di un legame esclusivo con Dio. In secondo luogo, il razionalismo illuminista, che valorizza la prova e l’osservazione riproducibile e tende a respingere le narrazioni non verificabili. Infine, l’umanesimo moderno, che fa degli esseri umani la forza motrice del progresso e il soggetto centrale della conoscenza. Questi tre pilastri hanno plasmato un rapporto con la realtà in cui qualsiasi entità non umana dotata di intelligenza è percepita come una sfida all’ordine costituito, non per ostilità, ma per eccessiva alterità. Tuttavia, l’obiettivo qui non è mettere in discussione i risultati della scienza moderna, né promuovere idee dubbie o rifiutare l’eredità culturale occidentale, ma ricordarci che la possibilità dell’alterità non umana è presente in diverse cosmologie.
Eppure, anche all’interno del mondo cristiano, i confini stanno cambiando. Nel 2008, padre José Gabriel Funes, allora direttore dell’Osservatorio Vaticano, ha dichiarato in un’intervista a L’Osservatore Romano:
“Proprio come sulla Terra esiste una moltitudine di creature, potrebbero esserci altri esseri, anche intelligenti, creati da Dio. Ciò non contraddice la nostra fede, perché non possiamo porre limiti alla libertà creativa di Dio. [...] Se consideriamo le creature terrestri come “fratelli” e “sorelle”, perché non potremmo parlare anche di un “fratello extraterrestre”? “
Questa posizione apre la possibilità di integrare l’ipotesi non umana in una più ampia teologia della Creazione. Qualche anno dopo, nel 2014, lo stesso Papa Francesco ha accennato a questa questione in un’omelia dedicata all’accoglienza universale. Ha evocato con umorismo una possibile richiesta di battesimo da parte di esseri non umani:
‘Se, per esempio, domani arrivasse una spedizione di marziani, e alcuni di loro venissero da noi, qui... Marziani, giusto? Verde, con il naso lungo e le orecchie grandi, come li disegnano i bambini... E uno di loro dicesse: “Voglio essere battezzato!” Cosa succederebbe?’
(Papa Francesco, omelia del 12 maggio 2014, TIME)
Sebbene espressa in modo figurato, questa osservazione mostra un’apertura simbolica. L’alterità radicale non sarebbe necessariamente esclusa dalla comunità umana o spirituale. Una tale posizione non convalida l’ipotesi NHI, ma crea uno spazio per accogliere ciò che altrove è percepito come una rottura.
Ciò che alcune cosmologie accettano spontaneamente, altre devono lentamente accettare. Il rifiuto dell’alterità non è universale, è culturale.
Una presenza difficile da concepire
Per settantacinque anni, il fenomeno degli UAP è stato negato, studiato, ridicolizzato e poi timidamente reintegrato nelle sfere istituzionali. Sembra oscillare tra il riconoscimento tecnico e la repressione simbolica. Infatti non è solo un oggetto di indagine, è un’alterità, una possibile presenza, che i nostri strumenti concettuali, politici e culturali faticano ancora ad accogliere.
La storia dimostra che l’umanità si è già trovata di fronte alla realtà di una forma di vita rimasta a lungo sconosciuta. Nonostante una biomassa stimata in 12 giga tonnellate di carbonio, il micelio vive sottoterra, nascosto alla nostra vista, ma ben presente.
Un fenomeno può essere osservato, descritto e segnalato senza necessariamente esistere a livello sociale o politico. I dati privi di un quadro condiviso per la convalida possono rimanere invisibili o essere deliberatamente ignorati. I meteoriti ne offrono un esempio lampante. A lungo relegati al regno delle favole contadine, non mancavano tuttavia i testimoni. Ma nessuna teoria dell’epoca ne ammetteva l’esistenza. Fu solo nel 1803 che la scienza finalmente concesse loro uno status reale, in seguito alla caduta di L’Aigle e al lavoro di Ernst Chladni.
Ogni riconoscimento poggia su una linea fragile tra ciò che accettiamo come vero e ciò che scartiamo come incerto.
In un contesto del genere, una domanda diventa centrale: cosa costituirebbe una prova? Come possiamo definire ciò che oggi è considerato una prova inconfutabile?
Chi avrebbe l’autorità per convalidarla? Secondo quali criteri collettivi di verità? Dedicheremo il nostro prossimo articolo a questa delicata riflessione, al crocevia tra epistemologia, neuroscienze, diritto e norme sociali.
Revisione della traduzione dall’inglese di Piero Zanaboni




